L'ultima frontiera in fatto di allevamenti di bestiame si chiama zootecnia di precisione. Questa viene impiegata con l'ausilio di sensori, sonde e telecamere che gestiscono diversi segmenti, dallo stato di salute dei capi, all'estro o alla composizione dei mangimi. Non che un allevatore non sia in grado di stabilire se un suo animale sia malato o no, che sia in calore o meno, nè tanto meno non sia in condizione di preparare una miscela di mangime. 

La tecnologia viene in aiuto soprattutto agli allevamenti con molti capi di bestiame. Immaginiamo un'azienda con 1.000 esemplari in lattazione, l'individuazione di un esemplare malato tra tanti potrebbe essere occasionale, fortuito o peggio tardivo, avvenire quando è già in atto una parziale contaminazione. La digitalizzazione serve appunto a monitorare lo stato di tutte le bestie presenti e ad inviare i dati al terminale remoto in tempo reale e tramite un'apposita app anche sullo smartphone dell'allevatore. Oggi esistono sensori che misurano l'igrometria del fienile, la mobilità e la ruminazione, telecamere in grado di leggere il comportamento eventualmente anomalo di qualche esemplare, rilevatori della qualità e le caratteristiche organolettiche del latte, in modo da individuare possibili mastiti.

Il controllo totale

L'esigenza del biologico da parte dei consumatori e l'attenzione di questi nei confronti della provenienza delle derrate alimentari, spingono il mercato ad offrire prodotti sempre più provenienti da una zootecnia responsabile, etica e consapevole.
FAOSTAT stima l'incremento del consumo di carne entro il 2050 del 73%, mentre la produzione dei prodotti caseari dovrà crescere del 58%. Per soddisfare la domanda di proteine animali, allo stato attuale di efficienza occorrerebbe incrementare del 100% la produzione avicola, dell'80% quella relativa ai conigli, del 50% quella dei bovini e del 40% quella dei suini senza decrementare l'attuale sfruttamento delle risorse naturali (Mc Leod, 2011). 

L'ingresso delle ICT nella zootecnia sta spostando il monitoraggio della mandria in generale, verso l'osservazione del singolo individuo. In particolare sta assumendo un ruolo fondamentale il controllo e la stabilità della temperatura e dell'igrometria all'interno di stalle e capannoni destinati ad ospitare animali da allevamento. L'aumento della temperatura globale, specialmente a certe latitudini comporta periodi di punta difficilmente sopportabili da individui adulti e a maggior ragione dai neonati. La climatizzazione degli ambienti è divenuto un fattore dominante sia nella produzione di latte che negli allevamenti da carne, sia per motivi etici che economici, a giudicare dalla semplicità con cui possono proliferare muffe e batteri in condizioni termiche e di umidità distanti dai valori fisiologici. La temperatura negli allevamenti è il parametro più monitorato relativamente alla resa, ma i valori ottimali variano con la razza, l'età e il livello alimentare.

La temperatura e il risparmio di energia

Gli animali di interesse zootecnico (mammiferi e uccelli) sono omeotermi, cioè regolano da soli la temperatura corporea bruciando energia interna allo scopo di mantenere costante la temperatura corporea, a prescindere dalle temperature esterne.
Questo è possibile entro certi limiti di gradiente termico, oltre il quale qualunque essere vivente non riesce a mantenere la normotermia nonostante i grossi quantitativi di energia impegnati allo scopo; energia ovviamente sottratta alla produzione. 
Oltre un certo gradiente termico qualunque animale finisce in uno stato di ipo o ipertermia in diversi gradi di manifestazioni, fino alla morte causata da un eccesso di caldo o di freddo.

Il range di temperature nel quale la produzione di calore è minima (ed è dunque massimo l'impegno della stessa energia nella resa), viene indicata come zona di termoneutralità (di confort o di benessere). Questa è indicativa delle temperature critiche oltre le quali l'individuo deve spendere energia per mantenere omeotermia.

I valori di normotermia nelle razze di interesse zootecnico sono le seguenti:

  • Bovini 38,5°;
  • Suini 39°;
  • Ovini 39°;
  • Caprini 40°;
  • Avicoli 41.7°
  • Equini 38°.

Una buona prevenzione suggerisce edifici che favoriscano la conservazione del caldo in Inverno e ne consentano la dispersione in Estate. In ogni caso il controllo della temperatura è fondamentale nell'ottica dell'aggiustamento delle miscele alimentari in riferimento alla produzione.

L'ottimizzazione dell'energia e la conversione verso la produzione

I microcontrollori termici sono sensori che vanno apposti sull'animale e che comprendono in un unico chip il processore, la memoria hard, la memoria volatile e i canali di uscita e di ingresso. Questi dispositivi ricevono le informazioni dalla sonda in entrata, effettuano una conversione analogico digitale, elaborano i dati in funzione dell'algoritmo col quale sono programmati ed emettono un segnale attuatore in uscita che regola la temperatura del compartimento della stalla relativo all'alloggio del singolo animale monitorato.

In pratica al modificarsi della temperatura corporea dell'animale, il processore provvede a rinfrescare o a riscaldare la postazione. Un tale sistema singolo prende il nome di SISO (Single Input Single Output) ed è valido per equini e bovini. Altri sistemi sono il SIMO (Single Input Multiple Output), Il MISO (Multiple Input Single Output) e il MIMO (Multiple Input Multiple Output), ognuno adattabile al tipo di allevamento e/o alle esigenze dell'allevatore (capi malati o in travaglio). La miniaturizzazione dei componenti elettronici sta trovando sempre più larga applicazione in tutti i settori, il PLF (Precision Livestock Farming) non è da meno; questi sensori sono grandi quanto la mina di una matita e vengono inseriti sotto la cute.

Con l'ausilio di queste nuovissime tecnologie avremo un incremento della produzione in termini quali quantitativi, allevamenti più sostenibili e animali meno sofferenti.