Misurare e monitorare la portata dell’aria tramite il flussimetro

La misurazione della portata ha cominciato a suscitare interesse e a diventare una materia di studio in seguito alla richiesta di conoscere le portate dei fiumi per poter osservare e monitorare gli aspetti principali delle piene. Uno dei dispositivi utilizzati per svolgere questo tipo di misurazione è rappresentato dal cosiddetto flussimetro: “uno strumento di misura della portata, volumica o massica, di un fluido, liquido o aeriforme” (fonte: Wikipedia). Negli ultimi anni, le misurazioni di portata hanno assunto un ruolo chiave soprattutto nel controllo dei processi all’interno dell’industria moderna e possono essere applicati in diversi ambiti, in particolare negli impianti idroelettrici, nell’industria mineraria, alimentare e chimica e nell’ingegneria ambientale.

Il flussimetro può essere definito come uno strumento adatto sia alla misurazione della portata di massa per gas oppure per liquidi sia alla misurazione di un flusso.

Esistono varie categorie per i cosiddetti misuratori di portata, le quali si possono distinguere l’una dall’altra in base al tipo di misura: le principali sono il misuratore di portata e il misuratore di velocità. A loro volta, possono essere classificati a seconda del metodo di misurazione in: misuratore statico, il quale misura l’effetto dello spostamento di un corpo senza il movimento delle parti dello strumento; misuratore a spostamento, il quale prevede lo spostamento di alcune parti causato dal fluido che viene misurato.

Al momento della scelta dello strumento per la misurazione di portata si devono considerare una serie di elementi per evitare di installare un prodotto non idoneo al proprio sistema o di acquistare un articolo troppo costoso. Si deve prestare attenzione ad aspetti, quali la possibilità di avere a disposizione ricambi, l’esperienza e la conoscenza del personale che si occupa dell’impianto di calibrazione e manutenzione, oltre al tipo di flussimetro che può rispondere alle proprie necessità.


Il flussostato: di che cosa si tratta e come funziona?

Un secondo strumento che può essere impiegato in questo ambito per quantificare un valore di portata di un fluido è il flussostato, il quale è composto da due stati, che possono essere essere “aperto” o “chiuso” di un interruttore. Può essere impiegato nei sistemi di controllo, all’interno dei quali potrebbe essere utile determinare una modifica di stato per un valore di flusso particolare. Un esempio può essere legato agli impianti di riscaldamento in cui è in grado di evitare danni provocati da una mancanza di circolazione in quanto i sensori di temperatura non si trovano vicino all’elemento riscaldante.

Presenta un valore di soglia di attivazione, distanziato dal valore di disattivazione da un’isteresi, che permette la riduzione degli effetti indesiderati di commutazione intorno al valore di soglia.

Per quanto riguardo la qualità dell’aria e la sua misurazione, esistono sensori particolari che, tramite la raccolta di dati specifici, permettono un miglioramento del monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. Questi strumenti sono in grado di rilevare una serie di dati che successivamente vengono inviati ad un altro dispositivo, il quale ha il compito di svolgere un’analisi e definire un report.

Si tratta di una recente innovazione che consente di controllare il livello di inquinamento: alcuni sensori possono essere selettivi all’idrogeno presente nei gas di combustione e altri possono essere specifici per i composti organici volatili, definiti VOC. Questi dispositivi presentano un costo elevato; per questo motivo sono stati inventati altri strumenti, più economici, che possono essere collegati al proprio smartphone e sono in grado di controllare l’inquinamento dell’aria, di registrare livelli di polveri sottili, umidità, intensità luminosa e pressione dell’ambiente e della zona in cui ci si trova.  


 

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